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museo civico di castel nuovo (maschio angioino) 
piazza municipio

telefono: 0817955877
sito web: www.museionline.it
ingresso (indicativo): euro 6,00 (tariffa intera) - euro 0 (tariffa ridotta)
orario: 9.00 - 19.00
chiuso la domenica

L'itinerario museale inizia nella trecentesca Cappella Palatina o di Santa Barbara, che si apre sul quattrocentesco cortile di Castel Nuovo.
All'esterno l'attuale portale marmoreo, opera di Andrea dell'Aquila, ha sostituito alla metà del XV sec. quello angioino, come il rosone soprastante, progettato dal catalano Matteo Forcimanya nel 1470, sostituì quello trecentesco distrutto da un terremoto. L'interno, riportato ai canoni dell'architettura gotica dopo i vari rifacimenti dei secoli scorsi tra cui quello barocco del Settecento, è formato da una sola navata ricoperta da una volta a capriate di legno, senza cappelle laterali, terminante con un'abside quadrata sul cui fondo si apre un'alta e larga monofora contrapposta a quelle, lunghe e strette, delle pareti laterali. Nel Trecento venne interamente affrescata con le storie del vecchio e del Nuovo Testamento da Giotto e dai suoi allievi. Di questo ciclo restano soltanto pochi frammenti negli sguanci delle finestre con testine decorative e motivi vegetali, attribuiti a Maso di Banco e collaboratori, che ricordano gli affreschi giotteschi della cappella Bardi in S. Croce a Firenze.
La Cappella, unica testimonianza dell'antica reggia angioina, ospita opere che vanno dalla fine del trecento agli inizi del Cinquecento, fra cui figurano venti affreschi ( 1360-1375) provenienti dal Castello del Balzo di Casaluce, sito in provincia di Caserta, da cui vennero staccati nel 1972 per essere restaurati. Gli affreschi che occupano la parete destra dell'unica navata della Cappella, sono di mano del pittore fiorentino Niccolò di Tommaso, allievo di Maso di Banco e presentano, accanto ad una impostazione tipicamente masiana (S. Pietro Celestino in cattedra con i monaci del suo ordine), motivi della cultura gotico-avignonese ( Storia della vita del santo guerriero Guglielmo di Gellone). Gli affreschi della parete sinistra (Storie Cristologiche e Storie di S. Antonio Abate), anch'essi molto lacunosi e di qualità meno eccelsa rispetto agli altri, sono di diversi artisti di ambito fiorentino della seconda metà del XIV secolo. La Cappella, con annessa sacrestia, raccoglie, inoltre, pregevoli sculture del Rinascimento napoletano, quasi tutte opere di artisti che lavorano all'Arco di Trionfo di Alfonso di Aragona (1452-1458), tra cui è degno di nota il magnifico Tabernacolo con la Madonna e il Bambino, capolavoro giovanile del lombardo Domenico Gagini, allievo di Donatello e Brunelleschi. Sulla parete di fondo della sacrestia, al posto di un settecentesco armadio ligneo trasferito al secondo piano del museo, campeggiano le due Madonne con il Bambino del dalmata Francesco Laurana, uno dei maggiori rappresentanti della scultura napoletana quattrocentesca. Delle due, l'una, detta anche Madonna del passero, proveniente dalla chiesa napoletana di Sant'Agostino alla Zecca, appartiene al primo soggiorno napoletano del Laurana e si avvicina stilisticamente alle sculture eseguite per l'Arco alfonsino dallo stesso artista. L'altra Madonna "soave fanciulla nel volto adombrato di melanconia" proviene dal portale della Cappella Palatina e risale al secondo soggiorno napoletano dello scultore (1474). L'itinerario prosegue negli ambienti del primo e secondo piano dell'ala meridionale del Castello (Rosalba Manzo) Il primo piano accoglie opere (dipinti, sculture e arredi liturgici), prevalentemente di committenza religiosa che abbracciano i sec. XV, XVI, XVII, XVIII, provenienti da chiese e enti soppressi, fra cui la Real Casa Santa dell'Annunziata e l'Istituto di Istruzione e Assistenza Femminile Sant'Eligio.Tra queste si nota la tavola con l'Adorazione dei Magi (1519ca), un tempo ubicata sull'altare maggiore della Cappella Palatina, opera giovanile dell'artista calabrese Marco Cardisco, dove sono raffigurati nelle vesti dei Magi, Ferrante I, Alfonso II d'Aragona e Carlo V Uno dei pochi dipinti di carattere profano è la Natura morta con pesci di Giuseppe Recco, della seconda metà del Seicento, che testimonia l'adesione del pittore alla grande tradizione naturalistica napoletana.Si passa poi ad ammirare la tela con la Crocifissione di Battistello Caracciolo, fra i primi seguaci napoletani di Caravaggio e quelle dei maggiori esponenti del barocco napoletano Luca Giordano e Mattia Preti.Del 1691 è il Miracolo di San Giovanni di Dio del pittore napoletano Francesco Solimena, eseguito per l'Ospedale della Pace in occasione della canonizzazione del Santo, in cui l'artista recupera nei colori scuri la pittura del Preti allontanandosi dal luminoso colorismo dei coevi affreschi della sacrestia di San Paolo Maggiore.
Il museo ospita numerosi "argenti", appartenenti al ricchissimo corredo liturgico dell'Annunziata, fra cui si ricorda il prezioso Crocifisso con la Madonna e San Giovanni Evangelista in cristallo di rocca e argento, del XVI Secolo.
(Rosalba Manzo) Secondo Piano Il secondo piano racchiude opere che vanno dal XVIII al XX Secolo. Nella prima sala si notano i cinque ovali del pittore di Bagnoli Irpino, Jacopo Cestaro, in cui viene recuperata la grande tradizione artistica dell'ultimo Solimena . Nelle sale successive è esposta una pregevole raccolta della pittura dell'Ottocento napoletano con la presenza di qualche dipinto dei primi anni del nostro secolo (L. Crisconio - E. Curcio). Le opere sono pervenute al Comune di Napoli in un arco di tempo che va dai primi anni dell'Unità d'Italia agli anni tra le due guerre. L'esposizione è stata ordinata per temi: episodi storici, paesaggi, vedute della città di Napoli, ritratti di donne ed episodi di genere. Di Gioacchino Toma, artista che occupa un posto di primo piano nella pittura ottocentesca, sono presenti due tele (La messa in casa e Un rigoroso esame del Sant'Uffizio) che testimoniano la sua bravura nella costruzione di "interni". Di Michele Cammarano è la Strage di Altamura che rappresenta con un intensa drammaticità narrativa uno degli episodi più cruenti della Repubblica Partenopea del 1799:1'assalto alla città di Altamura da parte delle truppe del cardinale Ruffo. Tra le vedute della città è suggestiva un'immagine della Vecchia Napoli di Vincenzo Caprile, in cui in maniera verista è illustrata una scena di vita quotidiana di una zona popolare, posta alle spalle dell'attuale piazza Borsa, prima del Risanamento. Nel Museo sono esposte anche due sculture di Vincenzo Gemito, una, in bronzo, copia del più famoso Pescatore del Museo del Bargello di Firenze e l'altra in terracotta, che raffigura con tratti naturalistici la triste condizione di un adolescente.
(Rosalba Manzo)
 
   
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