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basilica di santa maria alla sanità 
piazzetta sanità

telefono: 081.5441305
sito web: www.santamariadellasanita.it
e-mail: visite@santamariadellasanita.it
orario:  8.30 -13.30; 17 - 20
8.30 -13.30 (festivo)

Il complesso di Santa Maria della Sanità è il più importante tra gli edifici superstiti costruiti da fra’ Nuvolo a Napoli. Egli ne diresse i lavori dal 1602 al 1610, mentre nel 1613 fu terminata la cupola maggiore. La facciata, con decorazioni in stucco degli inizi del ‘700, è affiancata da un alto campanile costruito tra 1612 e 1614 (l’orologio in maiolica è del ‘700). La chiesa ha una struttura a pianta a croce greca e presbiterio rialzato, espediente ideato dal frate architetto per inglobare, come in una preziosa custodia, l’antica chiesa e per permettere l‘ingresso alla catacomba. La basilica, uno dei più importanti monumenti della Controriforma a Napoli, conserva al suo interno dipinti, marmi e decorazioni di grande interesse per la conoscenza della storia delle arti a Napoli tra XVII e XVIII secolo. Entrati in chiesa, ai lati dell’ingresso le due acquasantiere a muro, in marmi policromi, databili alla metà del Seicento, ci ricordano che la chiesa fu domenicana, per la presenza, al centro di esse, dello stemma dell’Ordine. Iniziamo la visita alla chiesa dalla prima cappella a destra, dedicata a San Nicola, che vediamo raffigurato nella pala d’altare in gloria tra il beato Ceslao di Cracovia e San Louis Beltran. E' questa la prima delle cinque tele di Luca Giordano in Santa Maria della Sanità datate tra 1665 e 1672. Sulla parete destra della cappella da pochi anni è stato collocato, dopo il restauro, l’affresco staccato con la Madonna della Sanità, già nella cripta. Il dipinto datato tra V e VI secolo è la più antica immagine mariana conosciuta a Napoli. La seconda cappella, dedicata a San Pietro Martire, conserva una tavola databile a dopo il 1610, raffigurante il Martirio di San Pietro da Verona, martire domenicano, opera del fiorentino Giovanni Balducci, presente a Napoli già dalla fine del ‘500. La successiva cappella, la terza a destra, è dedicata a San Vincenzo Ferrer, predicatore domenicano spagnolo, che vediamo rappresentato nel dipinto di Luca Giordano mentre predica alla folla. Negli ovali laterali, di Vincenzo Siola, il Santo è raffigurato mentre compie miracoli. Nella quarta cappella a destra, il cosiddetto cappellone della Madonna del Rosario, troviamo la grande pala di Giovan Bernardino Azzolino (1612) posta sull’altare. Racchiusa in una monumentale cona di legno intagliato e dorato della prima metà del XVII secolo il dipinto nella parte centrale raffigura la Madonna del Rosario e Santi, intorno fino a pochi anni fa erano incastonati nella cona lignea tutti i 15 Misteri. Nella predella è rappresentato l’Episodio della condanna degli Albigesi ed in alto, nella cimasa, l’Eterno Padre. Nella quinta a destra, dedicata a Santa Caterina d’ Alessandria, il dipinto con lo Sposalizio Mistico di Santa Caterina è opera siglata di Andrea Vaccaro. Ancora del Vaccaro nella cappella successiva è la Santa Caterina da Siena che riceve le stimmate realizzata, con il precedente dipinto, intorno al 1659. La settima cappella a destra è dedicata alla Madonna del Buonconsiglio, che vediamo raffigurata in un dipinto ottocentesco molto venerato dai francescani, cui fu affidata la basilica agli inizi dell’800 dopo l’espulsione dei domenicani. La cappella è di recente fattura (1940) ed è stata realizzata fondendo due cappelle, una già dedicata a San Domenico e l’altra a San Pio V, nella quale, dopo un recente restauro architettonico, è stata ricollocata la tela di Luca Giordano con i Santi Pio V e Alberto Magno, databile al 1672, anno di beatificazione del Santo Papa. Due scale simmetriche, a tenaglia, progettate da fra’ Nuvolo in piperno e successivamente, nel 1679, realizzate in marmo da Vincenzo Pampinella, ci conducono sull’alto podio presbiteriale dominato dall’altare maggiore, in marmi policromi, della seconda metà del ‘700 e di gusto pienamente rococò. Sull’altare si erge il ciborio in rame dorato e cristallo di rocca, celebre opera di oreficeria del converso domenicano frate Azaria, datato 1628 (la parte interna) e 1637 (la parte esterna). In alto, racchiusa in un ricco apparato scenografico in stucco e cartapesta, la Madonna della Sanità del fiorentino Michelangelo Naccherino, del primo decennio del ‘600. Nel presbiterio il bel coro ligneo di cultura fortemente manierista, il cui pregevole intaglio con festoni, testine, sfingi e puttini, su disegno di Giovan Battista De Nubila, fu realizzato tra il 1618 e il 1620 da Leonardo Bozzaotra e Michelangelo Cecere, con la collaborazione di molti conversi. La decorazione del catino absidale con l’Eterno Padre in gloria è di Crescenzio Gamba e si data alla metà del ‘700. Ridiscesi nella navata troviamo sulla destra il monumento funebre di Gennaro Marciano, morto nel 1802, dello scultore Angelo Viva e sulla sinistra lo scenografico pulpito in prezioso commesso marmoreo di Dionisio Lazzari (1678 circa). Tra le due rampe della scalinata che conduce all’altare maggiore si apre l’ingresso alla Cripta. La decorazione in stucco a finto tendaggio è opera di Guglielmelli Schor (1708). Gli affreschi sui 10 altari sono di Bernardino Fera, pittore solimenesco che raffigurò i martirii dei vari Santi a cui sono dedicati gli altari. Alle pareti e sul pavimento lastre tombali ed epigrafi, datate dal V al XIX secolo. La cappella successiva, dedicata al SS. Crocifisso, ristrutturata anch’essa nell’800, ha sull’altare di sinistra il dipinto di Luca Giordano con L’estasi della Maddalena (1671-72) e ai lati, di ignoto settecentesco, Santa Marta e San Lazzaro. Nella cappella attigua, dedicata a San Tommaso d’Aquino, si conserva un antico seggio episcopale in pietra, di difficile datazione, probabilmente collocabile tra il VI e il X secolo. Il dipinto raffigurante San Tommaso d’Aquino che riceve il cingolo della castità, datato 1652, è opera tarda di Pacecco De Rosa. Attraverso una porta sulla destra si passa nell’antisacrestia, interamente decorata a “graffiti” da Giovan Battista Di Pino (1625 ca.) con la raffigurazione della Discesa dello Spirito Santo sui frati predicatori sulla parete destra, una rara immagine della chiesa della Sanità sulla porta, e “grottesche” nella volta. Nell’antisacrestia sono conservati gli ex-voto di san Vincenzo Ferrer, affettuosamente chiamato dal Quartiere “il Monacone”, e foto d’epoca della sua festa. Entriamo ora nella sacrestia, grande ambiente ottagonale: l’altare, in marmi policromi, risale al 1728, come ci indica l’epigrafe marmorea sulla parete a sinistra, in cui si ricorda la committenza della principessa Borgia Cariati. Attualmente sull’altre è collocata una tela di Giovanni Pisani raffigurante la Madonna della Sanità (2003). Usciti dalla sacrestia si passa nel chiostro ellittico, sulle cui pareti è raccontata in forma didascalica dal Di Pino la Storia dell’Ordine domenicano nelle lunette, mentre grottesche, festoni di fiori e putti decorano le volte. Ritornati in chiesa dall’antisacrestia troviamo sulla parete a destra il dipinto di Filippo Donzelli con San Michele Arcangelo e la tela della metà dell’800 con La crocifissione di Santi Martiri francescani e gesuiti a Nagasaki nel 1587. Nel cappellone della Circoncisione, un’imponente cona in legno dorato e intagliato del XVII secolo racchiude la grande tela con la Circoncisione, forse precedentemente commissionata al Caravaggio, come risulta da testimonianze documentarie, ma realizzata tra il 1610 e il 1612 da Giovan Vincenzo D’Onofrio da Forli del Sannio. Sull’altare di sinistra la Santa Lucia, firmata da Girolamo De Magistro. Il grande dipinto su tavola, temporaneamente sistemato sulla destra dell’altare, proviene invece dalla sacrestia. Raffigura San Domenico che dispensa il Rosario, è opera di Giovanni Balducci e si data 1623. La cappella successiva, la terza della navata a sinistra, è dedicata all’Annunciazione, che troviamo raffigurata nel dipinto di Giovan Bernardo Azzolino del 1629. Vediamo qui ancora conservato il bel pavimento in cotto maiolicato con ricche decorazioni a cesti di fiori che la bottega dei Massa aveva realizzati per l’intera chiesa intorno al 1725. Alle pareti laterali due interessanti tele ovali del XVIII secolo con Santa Margherita da città di Castello sulla destra e Santa Margherita d’Ungheria sulla sinistra. Nella quarta cappella della navata a sinistra, dedicata a San Giacinto, è collocata la tela di Luca Giordano con Lo Sposalizio mistico di Santa Rosa da Lima databile a dopo il 1671. Nella quinta cappella della navata a sinistra troviamo il dipinto commissionato ad Agostino Beltrano (1654 ca.) e raffigurante San Biagio tra i Santi Antonino e Raimondo.
Si effettuano visite guidate su prenotazione tutti i giorni alle ore 9.30 - 10.15 - 11 -11.45 - 12.30
 
 
   
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