Il percorso antico inizia in piazza Cavour: qui sono stati rinvenuti
alcuni tratti di Mura Greche del IV secolo a. C., che, unicamente
ad altre testimonianze archeologiche rinvenute sulla collinetta di S.
Aniello (posta proprio di fronte) hanno reso possibile la localizzazione,
sulla sua sommità, dell'area dell'acropoli della città greca. Oggi la
zona è occupata per la maggior parte dal complesso universitario del
Primo Policlinico, e vi si accede dalla Porta di S. Gennaro. Da piazza
Cavour ci immettiamo in via Duomo, arteria affollata e vivace, ricca di
bei negozi di tessuti e di abbigliamento, di pasticcerie e di caffè. Si percorre la strada fino a raggiungere via dell'Anticaglia, così denominata per la presenza dei ruderi dell'antico Teatro della Napoli
greco-romana; lo storico Bartolommeo Capasso ne parla così: "Per
me e per quanti amano le patrie glorie, quelle mura sono sacre: io le
guardo sempre con religiosa venerazione. Passando sotto le basse volte di
quegli archi, la mia fantasia attraversa i secoli e, come per incanto, si
trasporta ai tempi che furono. Essa ricostruisce il diruto teatro, in cui
Claudio fece rappresentare la sua commedia, e volle Nerone dar saggio
della sua voce e dell'arte sua musicale. Ricostruisco il foro, le terme,
il ginnasio i tempii, i portici, le mura: tutta l'antica città, insomma,
si presenta come in un panorama alla mia memoria”.
Nell'adiacente vico Cinquesanti un palazzo conserva un portale che sembra
sia stato ottenuto con materiale di spoglio di strutture romane e perciò detto popolarmente "Palazzo di Nerone".
Lungo la strada dell'Anticaglia, troviamo le due chiese barocche di Regina
Coeli e di S. Maria di Gerusalemme o le Trentatré.
Ritornati su via Duomo lasciamo a sinistra la via Donnaregina con la
Chiesa di S. Maria Donnaregina Vecchia e S. Maria Donnaregina Nuova e
raggiungiamo la Cattedrale, posta sulla sinistra in uno slargo circondato
da portici.
All'interno della Cattedrale
è stata inglobata la Basilica
paleocristiana a tre navate di S. Restituta, divenuta oggi Cappella
del Duomo. S. Restituta fu la prima Cattedrale di Napoli, fondata
dall'imperatore Costantino su un tempio pagano, probabilmente dedicato ad
Apollo. La struttura originaria paleocristiana risale al IV sec. e fu
dedicata al Salvatore; il nome di S. Restituta fu dato alla Cattedrale nel
IX sec., quando vi furono trasportate le spoglie della martire africana.
Sul finire del V sec. d.C. vi fu affiancata una seconda Cattedrale, di
culto orientale, chiamata Stefania, dal nome del Vescovo fondatore
Stefano e che, nel X secolo, fu detta anche di San Gennaro. La cappella ha
un impianto a tre navate: notevole il panneggio ligneo che si apre sull'Arrivo
del corpo di S. Restituta ad Ischia, di Luca Giordano, pittore
napoletano del '600. In fondo alla navata destra troviamo il Battistero di
S. Giovanni in Fonte.
Costruito dal Vescovo Severo tra il 363 e il 409 d.C., è il battistero
paleocristiano più antico del mondo occidentale. Ha pianta quadrata e si
sviluppa con un tamburo ottagonale che regge la cupola. I bellissimi
mosaici evidenti nella volta, in cui predomina il colore blu, sono
precedenti l'influsso bizantino. I pochi mosaici pavimentali rimasti
lasciano supporre la preziosità della fattura. Al centro una vasca ad
immersione attesta l'uso dei primi cristiani di celebrare il battesimo, da
adulti, nel periodo pasquale.
Una scala, oltre la Cappella, conduce alla zona archeologica, con reperti
che vanno dall'età greca all'alto medioevo: una colonna e resti di un
ambiente paleocristiano, ambienti romani in "opus reticulatum",
una strada con tracce di ruote di carri. Oltre la strada greca, si giunge
ad un altro livello di pavimentazione con resti di finissimi mosaici:
forse il pavimento della basilica Stefania.
Si attraversa al semaforo poco più avanti e ci si inoltra in via
Tribunali (il decumanus maior della Napoli greca). La prima piazzetta
sulla sinistra è Piazza dei Girolamini in cui troviamo le due Chiese di
Santa Maria della Colonna e dei Girolamini o di S. Filippo Neri.
Nell’interno di quest'ultima si trovano lo stupendo affresco di Luca
Giordano Cacciata dei profanatori dal Tempio (1684) e la bellissima
Santa Maria Maddalena dei Pazzi, oltre che, nel transetto, dipinti
del Solimena e del Tracausano, artisti napoletani del XVII secolo.
Raggiungiamo piazza S. Gaetano, centro dell’antica Neapolis, l'Agorà
greca e Foro in epoca romana. Qui è visibile la statua di S. Gaetano del
1737, innalzata a memoria della peste del 1656, mentre a destra, su una
scalinata a doppia rampa, si trova la Chiesa di S. Paolo Maggiore, eretta tra il 1583 ed 1603 nell'area del Tempio romano dei Dioscuri, del
quale conserva le colonne architravate sulla facciata ed altri resti
frammentari di iscrizioni o di colonne di epoca romana. Accanto alla
Chiesa di S. Paolo Maggiore si trova uno degli ingressi alla Napoli
Sotterranea. Sulla sinistra della stessa piazza, in una rientranza, si
trova la Basilica di S. Lorenzo Maggiore, tra le più importanti
chiese di Napoli nel Medioevo, fonte pertanto di eccezionale importanza
per la conoscenza storica. Infatti gli scavi, cui si accede da un
passaggio in fondo al chiostro, hanno portato alla luce interessantissimi
resti archeologici che evidenziano le diverse stratificazioni greche,
romane e medioevali. E’ stato nel corso dei lavori intrapresi nel 1954
per il restauro della Chiesa angioina, che sono state individuate parti
delle strutture della preesistente chiesa del V sec. d.C. con mosaici
pavimentali policromi. Proseguendo nelle ricerche è stato ritrovato uno
dei cardines che univa le attuali via San Biagio dei Librai e via dei
Tribunali, e resti di costruzioni romane in “opus reticulatum” e
“opus latericium”, che a loro volta poggiavano su ruderi di epoca
greca. Gli scavi archeologici – molto utili per conoscere la
stratificazione della città dalle strutture greche all’alto Medioevo
– sono ancora in corso. Finora sono stati identificati una murazione
greca del V secolo a.C., un vasto edificio romano del I o II secolo d.C.
che ospitava il tesoro pubblico (aerarium) insieme a numerose botteghe (un
tintore, un vasaio ed un fornaio) e, infine, la sede di un “seggio
popolare” di epoca ducale (VIII secolo d. C.). I ritrovamenti effettuati
testimoniano la ricchezza, la vivacità e la notevole estensione della
città greca e romana, facendo presupporre che il proseguimento delle
ricerche può portare ad ulteriori scoperte di importanza fondamentale.
Da Piazza S. Gaetano si prosegue per via Tribunali verso sinistra e si
incontra la Chiesa di S. Maria delle Anime del Purgatorio o
Purgatorio ad Arco. Davanti alla facciata della chiesa vi sono quattro
grossi pilastri con teschi e femori di bronzo, sui quali i napoletani più devoti depongono sempre dei fiori.
Alla fine di via Tribunali troviamo la piazzetta della Pietrasanta, dove
si erge il Campanile della Pietrasanta, VI sec., unico elemento
paleocristiano romanico sopravvissuto al rifacimento barocco della Chiesa
di S. Maria Maggiore. Sulla base rettangolare del Campanile si vedono
frammenti di fregi provenienti da templi romani, mentre nella parte alta
si notano una bifora in un arco di mattoni e la torre campanaria che
termina in una cuspide. Proseguendo incontriamo a destra la rinascimentale
Cappella Pontano, e, più avanti, in piazza Miraglia, la chiesa della
Croce di Lucca e il complesso del Policlinico. Si va avanti per via S.
Pietro a Maiella dove si trovano l'omonima chiesa e il Conservatorio di
Musica, uno dei più illustri d'Italia.
Di fronte al Conservatorio si apre la piazza Bellini con al centro la
statua del famoso compositore dell'800 e resti delle antiche Mura
Greche di Neapolis del IV sec. a. C.. Prendendo la strada in discesa e
lasciando sulla destra l'arco di Port'Alba, ci si immette in via S.
Sebastiano, nota per i negozi di strumenti musicali; la si percorre tutta
e si raggiunge l'incrocio con Via Benedetto Croce: sulla destra si può
notate il complesso monumentale di S. Chiara, a sinistra, invece, ci si
inoltra in via Benedetto Croce, in onore al filosofo napoletano che, nello
storico Palazzo Filomarino del XIV secolo al numero 12, visse e mori
(1866-1952). Questa strada è ricca di palazzi storici ed eleganti, di
negozi di oreficeria e di artigianato sacro, ed è animata da un viavai
continuo, allegro e chiassoso. Alla fine di via Benedetto Croce si trova
la caratteristica piazza S. Domenico Maggiore, al cui centro sorge la
Guglia di S. Domenico: questa piazza costituiva il limite delle mura
greco-romane a occidente (IV sec. a. C.). Nella parte superiore si apre
l'ingresso secondario della Basilica di S. Domenico Maggiore, mentre su
ogni lato della piazza si possono notare bei palazzi che vanno dall'epoca
medievale fino al '600 e al '700 (Petrucci, Casacalenda, Corigliano e
Sangro Sansevero). Inoltrandosi per la stradina nella parte alta della
piazza - via Francesco de Sanctis - si può visitare la particolare
Cappella Sansevero, unita a Palazzo Sangro, famosa per i virtuosismi
scultorei che conserva (tra cui il famosissimo "Cristo velato"
di G. Sammartino) e per la eclettica personalità del Principe di Sangro,
di cui si possono vedere gli "esperimenti scientifici" nella
cripta.
Ritornando in piazza S. Domenico Maggiore si passa nell'attigua Piazzetta
Nilo, dove c'è la Chiesa di S. Angelo a Nilo, centro, durante
l'Impero Romano, del quartiere alessandrino, di cui è testimonianza, la
presenza di una Statua del Nilo nella Piazzetta denominata "Largo Corpo di Napoli". Ritrovata senza testa, questa scultura,
erroneamente è ritenuta essere di una donna che allatta i suoi numerosi
figli. La testa barbuta si trova due secoli dopo, ed ora, pur
rimaneggiata, mutilata e restaurata nel corso dei secoli, la statua
completa fa bella mostra di sé in un angolo a sinistra, verso via S.
Biagio dei Librai.
Via S. Biagio dei Librai, "decumanus inferior" della città
greca, comunemente denominata “Spaccanapoli”, presenta lungo il suo
corso numerose chiese, tra cui la chiesetta di S. Nicola a Nilo, oggi
sconsacrata, la cui base è occupata da un rivenditore di oggetti usati, e
la chiesa dei S.S. Filippo e Giacomo. Tipici negozi di articoli sacri, di
antiquariato e di oreficeria rendono anche questa strada molto
caratteristica. Vi si trovano, inoltre, interessanti palazzi
rinascimentali (Carafa, Santangelo, Marigliano). Superata la Cappella del
Monte di Pietà, troviamo a sinistra, dopo poco, la Piazzetta di S.
Gregorio Armeno, dove c’è la chiesa omonima, eretta probabilmente
sul luogo in cui sorgeva il tempio romano di Demetra, di cui farebbero
parte i resti di muro “opus reticulatum” sul lato sud della chiesa. La
via S. Gregorio Armeno è il centro dei fabbricanti di pastori per presepi
fin dal 1700, e nel periodo natalizio, già dai primi di novembre,
costituisce una meta obbligata per gli appassionati dell’artigianato
presepiale napoletano.
Quasi alla fine di via S. Biagio dei Librai si trova, sul lato destro, una
particolare bottega artigianale di restauro chiamata “Ospedale delle
bambole”.
Ritornati su via Duomo, troviamo di fronte la piazzetta
Crocelle ai Mannesi, dove si può ammirare l’abside
paleocristiana inglobata nella
Chiesa di S. Giorgio
Maggiore, e nella strada adiacente vico Carminiello
ai Mannesi, i resti di un complesso residenziale romano con terme annesse.
A questo punto ci introduciamo nella famosa “Forcella” o via Vicaria
Vecchia, alla fine della quale c’era la “Porta Furcellensis” (detta
così per la biforcazione della strada simile a quella di una forcella), e
raggiungiamo la piazza Calenda dove si trovano altri resti di Mura
Greche. La Piazza è conosciuta meglio come piazza Trianon.
Termina qui il percorso della “Napoli antica”. Tra il dedalo delle
viuzze che abbiamo attraversato, abbiamo sentito palpitare il cuore della
città: quello che conserva nelle voci dei venditori ambulanti, nella
vivacità della gente, nel caos che sorprende e affascina il turista, la
memoria delle antiche radici greche e romane.
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