Azienda Autonoma di Soggiorno Cura e Turismo di Napoli
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ITINERARIO C
Piazza Mercato, porta Nolana, porta Capuana, via S. Giovanni a Carbonara, via Duomo, piazza Nicola Amore.

Chiesa di S. Eligio Maggiore

Porta e Torre del Carmine
Resti mura aragonesi

Porta Nolana

Complesso dell'Annunziata

Castel Capuano

Porta Capuana

Chiesa di S. Caterina a Formiello

Chiesa di S. Giovanni a Carbonara


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Il terzo itinerario parte dalla piazza Mercato. Ci inoltriamo nel vico S. Eligio e raggiungiamo la Chiesa di S. Eligio Maggiore torna su (1270), che fu la prima delle chiese erette a Napoli dagli Angioini.
Il re Carlo I d'Angiò donò ad una confraternita laica di napoletani e francesi un suolo nei pressi dell'attuale piazza Mercato (dove poco tempo prima era stato decapitato Corradino di Svevia), per farvi costruire un ospedale che accogliesse i poveri e gli infermi. In questo luogo fu eretta anche una chiesa, dedicata, in seguito ad un sorteggio tra i santi protettori della confraternita, al Santo Vescovo Eligio, protettore degli orafi e dei fabbri. Contribuirono alle spese per la costruzione dell'ospedale e della chiesa, oltre ai nobili, anche molte categorie di artigiani, che ebbero perciò ognuna la propria cappella, dedicata al rispettivo protettore: S. Eligio dei Ferrai, S. Ciriaco dei Macellai, S. Mauro dei Pollieri, Santa Croce dei Mercanti lucchesi.
Oggi la Chiesa risulta soffocata da palazzi moderni e conserva, come unico segno della costruzione originaria, il magnifico portale con la sovrastante torre campanaria: fu devastata da un bombardamento nel 1943, che ne mise in luce la struttura gotico-provenzale con riferimenti romanici, mentre i recenti restauri hanno evidenziato i rifacimenti e le sovrapposizioni avvenute nel corso dei secoli. C'è da dire che inizialmente la Chiesa doveva avere un più elevato slancio verticale, secondo i canoni del gotico francese, ma poi, a causa dei cedimenti delle fondazioni dovute alla natura del terreno, si optò per una soluzione più equilibrata, che del resto meglio si confaceva al gusto locale.
L'ingresso principale è rimasto incluso nelle costruzioni successive (Educandato femminile) e al suo posto fu costruita, durante il Rinascimento, la Cappella dei Macellai, il cui bell'arco in marmo bianco decorato a bassorilievi con buoi, girali, scuri eccetera, ricorda la decorazione di Porta Capuana.
Alla Chiesa si accede da un ingresso laterale, in via S. Eligio, attraverso il bellissimo portale gotico a cuspide con forte strombatura (allargamento obliquo verso l'interno) coronata da un pinnacolo. Ha una pianta molto allungata, tipica delle chiese angioine dell'Italia Meridionale, con il transetto concluso dal coro tripartito.
Le cappelle quadrate testimoniano l'intenzione di erigere secondo i modelli del romanico pugliese torri simmetriche ai lati dell'abside.
L'interno è a tre navate; una quarta, che corre lungo il fianco destro, forse una corsia dell'ospedale, annessa alla chiesa per successive ristrutturazioni, è ornata da eleganti archi. Tra il transetto e le navate c'è un dislivello di alcuni gradini, quasi a creare un palcoscenico per le Sacre Rappresentazioni.
Pilastri, archi, crociere e costolonature sono in pietra di piperno e risaltano sul tufo impiegato per la costruzione. Il campanile non appartiene al periodo angioino, ma presenta elementi aragonesi e una merlatura settecentesca, contrastanti con l'architettura del vicino Arco dell'orologio inserito in una decorazione di stile gotico. L'orologio, dopo un recente restauro, ha ripreso a funzionare
a ritorniamo nella piazza Mercato, utilizzata nelle varie epoche per le esecuzioni capitali: roghi, impiccagioni e decapitazioni, che venivano effettuate su strutture fisse, appositamente costruite.
Tra le altre ricordiamo la decapitazione di Corradino di Svevia (1268), alla cui memoria è dedicata una colonna di porfido sormontata da una croce nella chiesa di S. Croce al Mercato, situata a nord della piazza (mentre nella Chiesa di S. Maria del Carmine, nell'adiacente ed omonima piazza, vi è il monumento funebre).
Questa stessa Piazza fu il centro della rivolta popolare guidata da Masaniello (1647), la cui abitazione al Vico Rotto, nei paraggi, è segnalata da una lapide; e qui, ancora, furono giustiziati i rivoluzionari della "Repubblica Partenopea" del 1799. Attualmente la Piazza è un importante centro commerciale di giocattoli, stoffe e varia utensileria.
Spostandoci quindi dalla piazza del Carmine verso la via Nuova Marina, possiamo osservare i resti della Porta del Carmine e la Torre torna su residua del Castello del Carmine (eretto dal re Carlo III di Durazzo nel 1382 e demolito nel 1906), centro di numerosi episodi della storia della città. Lungo la via Marina, prima dell'incrocio con corso Garibaldi, si impongono all'attenzione due belle Torri dell'antica cinta muraria aragonese, la quale, collegandosi alla Porta del Carmine (ormai scomparsa), si congiungeva, toccando altre torri, alla Porta Nolana, e, da qui, alla Porta Capuana, proseguendo poi per via Rosaroll dove altre torri si notano al principio, a metà e alla fine della strada, nei pressi della Caserma Garibaldi.
Notevoli sono anche gli imponenti pilastri, capricciosamente sagomati, in piperno con marmo bianco e decorati da volute con tralci a fogliame: costituivano il vecchio ingresso (forse del '700) ai "Giardini del Carmine" e fiancheggiano una fontana a tazza con teste di leoni e mensole a conchiglia. Un'altra bella fontana a coppa, che ornava i vecchi giardini, fu smontata e ricomposta nelle aiuole della Riviera di Chiaia.
Prendendo a sinistra il corso Garibaldi si oltrepassa la piazza Guglielmo Pepe e si raggiunge la moderna stazione della Vesuviana (sulla destra), davanti alla quale si nota il grande cippo con la lapide in ricordo del passaggio di Giuseppe Garibaldi il 7 settembre 1860.
Ci inoltriamo, a questo punto, nel mercatino detto “Fuori le mura”: notiamo, a sinistra, un’altra Torre della murazione aragonese, mentre, proseguendo verso destra per via Carmignano – affollata sino all’inverosimile di bancarelle di frutta, verdure e soprattutto di pesce – raggiungiamo piazza Nolana, dov’è appunto Porta Nolana torna su.
Originale del XV sec., fu eretta nello stile monumentale della vicina Porta Capuana. Si apre tra due torri, dette della Fede e della Speranza, che reggono un bell’arco su cui spicca un bassorilievo quattrocentesco che rappresenta il re Ferrante I d’Aragona a cavallo.
E’ detta Nolana perché situata in direzione della città di Nola. Un tempo era notevolmente arretrata verso la zona di “Forcella” ed era chiamata, appunto, “Forcillensis”. Nel 1484 fu spostata più avanti per l’ampliamento delle mura.
La Porta, nel corso dei secoli, è stata aggredita da molte abitazioni civili, che la sovrastano e la costringono da ogni parte senza riuscire, però, ad eliminarne l’impotenza. A sinistra, il palazzotto della SIP significativo esempio di “Art Decò”.
Percorriamo quindi la via Nolana, alle spalle della Porta Nolana, e raggiungiamo il corso Umberto I – detto comunemente Rettifilo – con a destra la Chiesa barocca di S. Pietro ad Aram e, in fondo, la piazza Garibaldi e la Stazione Ferroviaria.
Attraversiamo il Corso e inoltriamoci nella via Egiziaca a Forcella, dove troviamo la struttura dell’Annunziata e l’ingresso dell’Ospedale Ascalesi, ex convento unito alla chiesa di S. Maria Egiziaca all’Olmo, con ingresso sul Corso Umberto.
L’Annunziata torna su è un complesso architettonico religioso in cui la prima costruzione della chiesa, dovuta al voto di un nobile napoletano, un certo Nicola Scondito (o Sconditi), risale al 1300. Un atto dell’8 marzo 1320 precisa che in tale data la chiesa era già ultimata e che, nel dicembre 1318, era stata costruita la “Pia Confraternita dell’Annunziata”, a cui si devono le istituzioni del brefotrofio e dell’ospedale, durante il successivo rifacimento della chiesa nel 1343.
Il complesso si presenta, attualmente, a doppio ingresso, insieme all’adiacente Chiesa, riedificata da Luigi Vanvitelli nel 1760 e completata dal figlio Carlo nel 1782. La facciata con l’ingresso dell’ospedale si propone divisa in tre ordini distinti da marcapiano e da finestre ad arco e rettangolari con mensole e beccatelli.
Il severo ingresso, ad arco, reca una lapide con incisioni rappresentanti monache dell’ordine che proteggono i bambini, e la scritta: PHILIP REGE…ANNO MDCXXVIII. Il cortile ha forma rettangolare; da un lato è la fiancata della chiesa, di fronte si innalzano i quattro piani della fabbrica; la facciata di fondo ha una bella scala a doppia rampa con balaustra, che si ripete, panciuta, davanti all’ingresso munito di un bel cancello. Due lesene scandiscono la facciata su cui sono tre dediche.
La controfacciata prospiciente il cortile ha un bell'arco in piperno, una finestra ed un orologio solare in una leggera vela.
La Fontana del cortile, chiusa da un bordo mistilineo con semplice cancellata, ha una vasca rettangolare quadrilobata. Alla sommità della coppa centrale, l'acqua sgorga da una bella pigna.
La volta a botte dell'androne è disegnata da riquadri. Sulla controfacciata del portone d'ingresso principale è un affresco, rovinato, con l'Annunciazione.
Il portone d'ingresso al Brefotrofio è in legno, con rilievi di puttini, decori e stemmi, ed è incorniciato da uno spesso bordo decorato. Nell'architrave sono volti di bambini e la bella cornice è cinta da due candelabre. La Madre della Misericordia e l'Annunciazione completano il portale, opera, nel 1508, di Tommaso Malvito, Giovanni da Nola e Pietro Belvedere.
Il lato destro dell'Ospedale presenta balconi e finestre fra colonne di primo e secondo ordine, con marcapiani, cornici e tondi con le iniziali A - G - P (Ave Gratia Plena). Alla base di questo lato, sulla parete, è la cinquecentesca Fontana del Capone, che prende il nome dal mascherone da cui sgorgava l'acqua. Invece, di fronte all'ingresso dell'ospedale Ascalesi, si trova una seconda fontana a vasca lunga di forma ellissoidale. Questa fontana, anch'essa cinquecentesca, è detta "Scapigliata" perché l'acqua vi entrava da più cannelle e usciva dallo scoglio centrale con abbondanza di rivoli, assumendo l'aspetto di capelli scompigliati.
Il Campanile, del 1524, fu modificato dopo il terremoto del 1688 e reca un bell'orologio col quadrante in maiolica. Nell'Ospedale dell'Annunziata, agli inizi del 1656, avvenne la prima morte di peste, che tuttavia passò alquanto inosservata. Soltanto Giuseppe Bozzuto, notissimo medico dell'epoca, seppe collegarla ad altri improvvisi decessi avvenuti nel vicino quartiere del Lavinaio, nell'ambito di una stessa famiglia ed all'arrivo di una nave dalla Sardegna.
Superata la piazza Calenda - con al centro i resti delle Mura Greche - che delimita il popoloso quartiere di Forcella, procediamo a destra per via Pietro Colletta, alla cui sommità troviamo il Castel Capuano, torna su sede del Tribunale di Napoli.
Costruito nel 1154 da Guglielmo I il Malo, figlio di Ruggero il Normanno, non conserva molti elementi architettonici della struttura primitiva, in quanto ha subito, nel corso dei secoli, varie destinazioni e ammodernamenti. Fu ampliato da Federico II di Svevia e adibito a reggia, restaurato da Carlo d'Angiò e usato solo saltuariamente come residenza dalla regina Giovanna I, durante il cui regno fu saccheggiato e devastato. Successivamente, Alfonso d'Aragona fece affrescare alcune sale dal pittore catalano Baço.
Durante il vicereame di Don Pedro di Toledo, nel 1540, il Castello fu rimodernato all'interno per accogliere tutte le corti di giustizia sparse nella città, compresa la Real Camera della Sommaria, ed i suoi sotterranei vennero destinati a prigioni. Ancora oggi è adibito a sede del Tribunale di Napoli.
Da Carlo III di Borbone il Castello fu abbellito con affreschi del Natoli, ed anche la stessa Real Camera della Sommaria fu interamente affrescata: purtroppo di questi abbellimenti rimangono scarse testimonianze. Ulteriori trasformazioni e rimaneggiamenti si sono susseguiti fino alla fine del secolo scorso, sia all'interno che all'esterno.
Questo Castello, con la vicina Porta Capuana e la Chiesa di S. Caterina a Formiello, rappresentano il maggior complesso monumentale del Rinascimento a Napoli.
L'ingresso principale è compreso in una torre che risalta sulla facciata, la quale, rispetto agli altri lati della fabbrica, è meno lunga. Molto suggestivo è il contrasto dello scuro piperno sull'intonaco bianco, che conferisce al Castello un'aria severa ed elegante.
Sull'ingresso vi sono una grande aquila imperiale a due teste che domina la lapide con dedica e, ai lati, due stemmi.
La grande finestra ha, su ogni lato, una coppia di colonne che recano cartigli augurali.
Un grande stemma con corona e bandiere situato al di sopra della finestra ricorda l'unità d'Italia.
La torre è completata da un orologio il cui quadrante riporta le ore in numeri romani.
La facciata, che costituisce l'ingresso principale, non rende l'idea della vastità del complesso - essendo infatti alquanto contenuta nelle dimensioni - anche se ne evidenzia comunque la particolare architettura.
Molto bello il Cortile d'onore con porticato, sempre in piperno su intonaco bianco.
Sul lato sinistro, verso via Colletta, troviamo un elemento mediano turrito aggettante con balcone.
La vista del Castel Capuano è bellissima: purtroppo non è godibile come meriterebbe perché non c'è lo spazio necessario per coglierne la prospettiva.
Sul lato verso piazza de Nicola si notano tre stemmi intorno alla lapide con dedica di "Filippo regnante... 1588". Molto suggestiva è anche la facciata verso la Porta Capuana (dove si trova una torre evidenziata dall'alta base scura), in cui si apre un ingresso sovrastato da una bella finestra ornata da stemmi, alla quale se ne aggiungono una quadrata, una rettangolare ed infine un'ultima deliziosa a "campana": elementi, questi, che caratterizzano l'ordine architettonico ripetuto sui lati della fabbrica. Un grande orologio completa la torre, conclusa da alti beccatelli (mensolette di sostegno) ripetuti per tutto il perimetro del castello.
Sul primo piano vi sono finestre con grate la cui successione è interrotta dalla bella Fontana di Filippo Regnante, datata 1583, elegante nelle forme e sobriamente decorata, con una vasca rettangolare e con la parete ornata di stemmi, teste di leone, grottesche e motivi vegetali.
Dal Cortile si accede, per lo scalone di fronte all'ingresso, al grande Salone della Corte d'Appello, affrescato con allegorie delle Province napoletane; a destra del Salone si trova la Cappella della Sommaria. Costruita intorno al 1548 dal Viceré Don Pedro di Toledo, che volle riunire in Castel Capuano tutti i tribunali della città, allora dislocati in più zone, fu decorata a fresco dallo spagnolo Pedro Rubiales, manierista tosco-romano attivo a Napoli tra il 1548 e il 1553. Nelle altre sale sono affreschi di Giovanni Balducci e Belisario Corenzio con temi del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Scendendo lungo il lato del Castello si raggiunge piazza De Nicola, su cui prospetta un'ala della costruzione e dove troviamo due stupendi monumenti del Rinascimento napoletano: la Porta Capuana e, all'inizio della via S. Giovanni a Carbonara, la Chiesa di S. Caterina a Formiello.
Porta Capuanatorna su è una della più belle porte rinascimentali d'Italia e ha conservato, nel tempo, un particolare fascino sia per i cittadini che per i visitatori. Ha visto numerosi personaggi storici entrare in città, tra cui basta ricordare Carlo VIII, in seguito all'arrivo del quale fu aggiunta alle decorazioni l'aquila imperiale. Rappresentata in più occasioni nelle pitture napoletane, ha sempre costituito un fondale scenico di grande rilievo per la vita della città, per l'animazione popolare che la contraddistingue, con la vendita di prodotti alimentari tipici quali il pesce, che viene venduto anche cotto (il polpo "verace" del Golfo con il suo brodo). Voluta da Ferrante I d'Aragona, la Porta fu costruita nel 1484 su disegno di Giuliano da Maiano, e si articola fra le torri dell'Onore e della Virtù. Vi risalta la decorazione marmorea contenuta tra le due lesene scanalate e concluse da pseudocapitelli compositi. Due angeli reggono lo stemma aragonese; i simboli guerreschi dell'altorilievo sono attribuiti a Giovanni da Nola.
La Chiesa di S. Caterina a Formiello torna su (dedicata a S. Caterina, membro della nobile famiglia Piscicelli), fu detta del Formello, dal nome "Formale" con cui anticamente i napoletani chiamavano gli acquedotti, perché lì vicino scorreva appunto un canale (poi ricoperto).
Terminata nel 1519 da Romolo Balsinelli, allievo del Brunelleschi, si presenta su alta cornice di base in piperno. La facciata, scandita da doppie lesene e grande oculo, presenta un portale del Picchiatti del 1638, decorato con colonne e frontone spezzato, una nicchia che accoglie una statua di S. Caterina e uno stemma con i simboli del suo martirio.
La fabbrica mostra largo impiego di piperno sull'intonaco bianco, formando un gradevolissimo effetto cromatico che la unisce a Porta Capuana e a Castel Capuano, con cui forma un mirabile complesso architettonico rinascimentale. La pregevole fiancata esterna è articolata in due ordini a lesene corinzie che evidenziano finestre a tabernacolo concluse da timpani triangolari. Pinnacoli piramidali e contrafforti a volute insistono al 2° ordine che termina con una balaustrata.
L'interno è a croce latina con una navata su cui si aprono cinque cappelle per lato. L'altare maggiore settecentesco, con decorazioni in marmo bianco su pietra verde, presenta, scolpito nel paliotto, un cinquecentesco Cristo Deposto di apprezzabile fattura. Un grazioso pulpito in marmi policrorni, due coretti ai lati dell'altare e il coro ligneo completano l'arredo.
Di notevole interesse è il sepolcro della principessa Spinelli di Scalea del Sammartino e quello di Luigi Acciapaccia di Annibale Caccavello del 1552. Fra le opere di pittura ricordiamo la Presentazione al tempio e Fuga in Egitto di Paolo De Matteis. Il cappellone della crociata, affrescato da Giacomo del Po, conserva un S. Domenico in marmi policromi e un altare del Sanfelice.
Oltrepassando Porta Capuana dalla piazza S. Francesco di Paola, prendendo via C. Rosaroll e lasciando a destra la Chiesa di S. Anna a Capuana, possiamo osservare alcune torri residue dell'antica murazione aragonese.
Usciamo quindi su via Foria, importante arteria di comunicazione di Napoli, svoltiamo a sinistra (lasciando a destra la Chiesa di S. Carlo all'Arena), e riprendiamo dal lato superiore via S. Giovanni a Carbonara per visitare la bellissima Chiesa di S. Giovanni a Carbonara, che si trova scendendo sulla sinistra, mentre poco più avanti ci sono il grandioso Palazzo Caracciolo di Santobono, ricostruito nel Seicento su un antico Castello angioino e la piccola Chiesa di S. Sofia, accanto alla quale vi era il pozzo dal quale penetrarono in Napoli le truppe di Alfonso d'Aragona il 2 giugno 1442; infine, segnaliamo la Chiesa di S. Maria della Pietà, detta anche la "Pietatella", edificata, alla fine del Trecento, nel luogo dove si svolgevano i sanguinosi tornei che tanto fecero indignare Francesco Petrarca.
Costruita nel 1343 ad opera del nobiluomo Gualtiero Galeota - che donò agli agostiniani orti e case nella località detta Carbonara (perché vi si bruciavano i rifiuti) per erigervi un convento ed una chiesa dedicata a S. Giovanni Battista - S. Giovanni a Carbonara torna su è senza dubbio fra le più belle chiese di Napoli e conserva notevoli esempi d'arte del '400 e del '500.
La Chiesa è rialzata rispetto al livello stradale e vi si accede da una bella scala ellittica a doppia rampa che conduce ad un ingresso laterale con un portale ornato da testine di animali su foglie da stemmi angioini e sole splendente (scudo del Caracciolo del Sole).
L'interno è ad una sola navata, a croce latina con cappelle aggiunte. Il presbiterio conserva le forme gotiche originarie.
Il grande monumento funebre che Giovanna II dedicò al fratello Ladislao di Durazzo, a cui successe, è alto 18 metri e reca molte figure allegoriche. Ordinato su vari piani è concluso da una statua equestre di Ladislao che brandisce una spada. Ai lati del monumento sono raffigurati S. Giovanni e S. Agostino di Leonardo Besozzo. "Attraversando" la tomba di Re Ladislao si accede alla Cappella di Ser Gianni Caracciolo, di forma ottagonale che costituisce l'abside della chiesa. Fu affrescata da Leonardo Besozzo e Perinetto da Benevento con una vivace decorazione raffigurante le Storie della Vergine e scene di Vita degli Eremiti. La tomba di Ser Gianni Caracciolo è attribuita ad Andrea da Firenze (1443). L'arca del cavaliere è sorretta da pilastri decorati a fogliame e da statue di guerrieri. A sinistra del presbiterio è la Cappella del Caracciolo di Vico, realizzata nel 1517 su disegno attribuito a Tommaso Malvito, a pianta circolare con arcate e colonne in cui si aprono piccole nicchie.
Le sculture dell'Epifania, di S. Marco e di S. Luca sono di Bartolomeo Ordonez. S. Giovanni Battista è opera del Santacroce, mentre S. Sebastiano, S. Giorgio e il drago, Giovanni e Matteo e il Cristo morto, sono di Diego de Siloe. Notevole è l'Altare Miroballo, iniziato da Jacopo della Pila e terminato da Tommaso Malvito, decorato da numerose statue. Nella nicchia seguente troviamo affreschi quattrocenteschi raffiguranti Scene della Vita di S. Francesco. Ammiriamo ancora una Vergine col bambino del Naccherino (1601) e due statue di Annibale Caccavello: S. Agostino e S. Giovanni Battista.
La Cappella di Antonio Seripando conserva una bellissima Crocifissione del Vasari, di cui in sagrestia si conservano altre opere.
Uscendo dalla Chiesa si sale la strada sino a ritornare su via Foria e, girando a sinistra, si raggiunge piazza Cavour, per osservare, di fronte alla fermata della Metropolitana, la Porta S. Gennaro - così detta perché portava alle Catacombe dove S. Gennaro fu sepolto - e la Chiesa di Gesù delle Monache o di S. Giovanni in Porta.

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