Azienda Autonoma di Soggiorno Cura e Turismo di Napoli
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ITINERARIO E
Piazza del Museo Nazionale, via Pessina, piazza Dante, port’Alba, piazza della Pietrasanta, via Tarsia, via Portamedina, via Forno Vecchio, via Toledo (via Roma), piazza Carità, via Concezione a Montecalvario, via Diaz, piazza Matteotti, via Medina, via Monteoliveto, via S. Maria La Nova, via Mezzocannone, piazza Bovio, via De Gasperi, corso Umberto I, piazza Garibaldi, corso Garibaldi, piazza del Carmine, piazza Mercato.

Piazza Dante

Chiesa di S. Domenico Soriano

Port'Alba

Chiesa della Croce di Lucca

Chiesa di S. Maria Maggiore

Chiesa della S. S. Trinità

Palazzo Maddaloni

Chiesa dello Spirito Santo

Palazzo Doria D'Angri

Chiesa di S. Nicola alla Carità


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L’itinerario parte dalla piazza del Museo Nazionale e dalla visita al Museo Archeologico Nazionale, di fronte al quale si apre la Galleria Principe di Napoli (1876). Svoltiamo per via Pessina e raggiungiamo piazza Dante, una delle piazze più importanti e centrali della città, con la statua del Sommo Poeta e l’edificio del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, che la delimita. Sul lato destro c’è da notare la Chiesa di S. Domenico Soriano; all’inizio della piazza, una strada, conosciuta per le sue librerie, conduce all’arco di Port’Alba.
Piazza Dante torna su (anticamente detta Largo del Mercatello, perché vi si teneva un mercato fin dal 1588), fu sistemata nel 1757 da Luigi Vanvitelli, per volere di Carlo di Borbone, in onore del quale fu chiamata “Foro Carolino”. Dopo l’Unità d’Italia fu intitolata al Poeta Dante Alighieri, il cui monumento (del 1872), al centro della piazza, è opera di Tito Angelini su piedistallo di Gherardo Rega.
L’articolata quinta della piazza, costituita dalla facciata del Convitto Vittorio Emanuele II (oggi sede di una scuola), si snoda in un lungo emiciclo. Ripartito in tre ordini scanditi da colonne e lesène doriche, presenta al piano terra locali adibiti a negozi e ristoranti, e negli altri ordini balconi e finestre in eleganti cornici. La struttura centrale, absidata, costituisce l’ingresso, il cui portale, fra colonne, è concluso da timpano. Una lunga balaustra marmorea con numerose statue dedicate alle virtù di Carlo di Borbone, orna la terrazza e, quindi, il prospetto della costruzione. Al di sopra del catino sono un torrione a colonne corinzie, orologio e loggetta che ripete il motivo della balaustra sottostante.
La Chiesa di S. Domenico Soriano torna su fu rifatta nel 1698 da Cosimo Fanzago, che ne disegnò anche l’altare maggiore e il sepolcro di Felice Cherubino mentre la cupola, affrescata da Mattia Preti, fu restaurata nel 1878.
L’interno a tre navate conserva delle opere notevoli, fra cui la Tomba di A. Falcone del Sammartino, l’Addolorata del De Mura, S. Domenico di Luca Giordano, il Calvario di Andrea d’Aste; alcune tele del Santafede ed i pregevoli affreschi del Fabbrone rappresentanti gli Evangelisti.
Port’Alba torna su era detta anticamente Porta Sciuscella, da un carrubo (“sciuscella” in dialetto) che si trovava nel vicino convento di S. Sebastiano.
Fu aperta nel 1624, con la trasformazione di un vecchio torrione angioino, ad opera del viceré duca D’Alba Antonio Alvarez de Toledo, da cui prende il nome. Nel 1656 la Porta fu abbellita da un affresco di Mattia Preti, ormai deteriorato.
La statua di S. Gaetano, altro patrono della città, fu aggiunta nel 1781. La via che la unisce alla controporta, immette nell’incrocio tra via S. Sebastiano, piazza Bellini e S. Pietro a Majella.
Da Port’Alba, passando sotto l’arco, deviamo quindi leggermente per raggiungere la piazza della Pietrasanta. Incontriamo la Chiesa di S. Pietro a Maiella, il complesso ospedaliero del Policlinico dell’Università - sorto su una parte dell’area del Convento della Croce di Lucca - e, in piazza della Pietrasanta, la Chiesa di S. Maria Maggiore, la rinascimentale Cappella Pontano e il bel Campanile romanico della Pietrasanta. Poi si ritorna indietro, si scende in fondo a piazza Dante e si imbocca, sulla destra, via Tarsia. Prima di inoltrarci, osserviamo la Chiesetta (chiusa al culto) di S. Michele Arcangelo al Mercatello, bell’esempio di architettura del ‘700, di D. A. Vaccaro. La via Tarsia, lungo la quale si incontra il bel Palazzo settecentesco Spinelli di Tarsia, ancora di D. A. Vaccaro, porta a Piazza Montesanto, dove ci sono le stazioni della Funicolare, della Cumana - Circumflegrea e, poco oltre, quella della Linea 2 della Metropolitana. A monte della Piazza, sulla destra, è la Chiesa di S. Maria di Montesanto, del XVII sec.. Scendendo da Piazza Montesanto in via Porta Medina (altro antico accesso alla città, che prende il nome dal duca di Medina), si incontra l’ospedale dei Pellegrini, al cui interno è la bellissima Chiesa della S.S. Trinità.
La Chiesa della Croce di Lucca torna su è quanto rimane del grande complesso conventuale destinato oggi alla clinica universitaria del Policlinico, lungo l’attigua via del Sole. Il convento sarebbe stato edificato con il denaro delle offerte raccolte a Lucca dal devoto Sebastiano Puccini.
Fondata nel 1537, fu restaurata nel 1739 da Ferdinando Sanfelice. La piccola ed elegante struttura ha un bel portale, ma vi si accede da un ingresso laterale.
L’interno, a navata unica con cappelle laterali segnate da lesène policrome, ha un altare sopraelevato con balaustra e una bella cantoria.
Notevoli sono L’Annunciazione di Vincenzo da Forri e La Comunione di S. Nicola del Malinconico.
La Chiesa di S. Maria Maggiore torna su è detta anche della Pietrasanta perché sul luogo dello svolgimento dei lavori, realizzati in epoca barocca, fu trovata una pietra con incisione a croce, che si riteneva fosse stata benedetta da Papa Giovanni II per la consacrazione della prima Basilica. La Chiesa, disegnata da Cosimo Fanzago nel 1653, fu realizzata a spese del duca di Flumari, Andrea da Ponte, e venne eretta su una più antica fabbrica, edificata dal vescovo Pomponio nel 514 sui ruderi di un tempio dedicato a Diana. Fu considerata la più importante della città tra le sette antiche chiese, e vi officiava Atanasio, diacono santo. Fu chiamata di S. Maria Maggiore per distinguerla dalle altre dedicate alla Vergine.
L’interno, luminoso ed ampio, in corrispondenza della bella cupola nel presbiterio conserva un bellissimo pavimento maiolicato circolare, opera di Vincenzo Massa. Le statue di Davide e di S. Andrea, nel cappellone destro, sono stucchi di Matteo Bottigliero (1731). Altre opere d’arte e gli arredi sacri sono invece conservati altrove.
La Chiesa della S.S. Trinità torna su fu costruita per l’Arciconfraternita dei Pellegrini (tuttora operante) su una chiesa più piccola del 1589. I lavori, iniziati nel 1769 da Luigi Vanvitelli, furono conclusi dal figlio Carlo con Gaetano Barba e Nicola Cappelli.
Sull’elegante facciata spicca il simbolo della Trinità in un coro di angeli e, ai lati del portale, risaltano le statue di S. Gennaro e di S. Filippo, opere di Angelo Viva.
Il suggestivo interno, articolato in tre zone, offre notevoli opere d’arte tra le quali ricordiamo quelle di Giacinto Diano, Andrea Vaccaro e la Trinità di Angelo Viva, che sovrasta l’altare maggiore.
Uscendo dal cortile dell’ospedale, si prosegue per via Forno Vecchio e si esce su via Toledo (via Roma), dove troviamo subito Palazzo Maddaloni, la Chiesa dello Spirito Santo e Palazzo Doria D’Angri.
Tipico esempio del barocco napoletano, il Palazzo Maddaloni torna su si apre su via Toledo. Costruito nel 1582 dal marchese d’Avalos del Vasto, fu poi acquistato da un ricco olandese, Gaspar Roomer; nel 1652, il duca Diomede Carafa di Maddaloni lo ottenne in permuta di due palazzi più piccoli che aveva alla Stella e a Posillipo.
Il duca provvide subito a ristrutturarlo, dando l’incarico a Cosimo Fanzago. La monumentale fabbrica si articola in quattro piani, di cui il primo è munito di finestre quadrate ed inferriate. Il grandioso portale tutto in piperno, poggia su basi modanate e presenta un’abbondante decorazione.
La Chiesa dello Spirito Santo torna su è stata completamente ricostruita (nel 1774) su quella precedente cinquecentesca di Pietro e di Giovanni Fiorentino.
Fu incaricato l’architetto Mario Gioffredo, il quale realizzò una facciata articolata in due ordini e scandita da lesène.
Il maestoso interno è a croce latina, e le cappelle laterali sono divise da colonne. Il bellissimo altare maggiore è di Paolo Persico (1774).
Fra le opere presenti ricordiamo quelle di De Mura, Fischetti, Celebrano, Santafede, Vincenzo da Forlì e Imparato. Molto belle le acquasantiere e le tombe del Naccherino del 1615.
Progettato da Luigi Vanvitelli nel 1755 e costruito dal figlio Carlo, che rispettò nei minimi dettagli le indicazioni paterne, il Palazzo Doria D’Angri torna su presenta il prospetto sulla piazza VII Settembre allo Spirito Santo (via Toledo).
La pianta è trapezoidale e la facciata, rivestita in marmo, è disegnata in tre ordini. L’inventiva del Vanvitelli si evidenzia sempre in modo originale nella soluzione della scala (delimitata qui da un porticato) ampia e comoda, realizzata in marmo, con balaustra, e recante decorazioni di aquile alle pareti, culminanti nel grande stucco con stemma coronato sulla controfacciata d’ingresso alla stessa scala. In questo bellissimo palazzo fu ospitato Giuseppe Garibaldi nel settembre 1860, che dal balcone proclamò l’annessione al Regno d’Italia del Regno delle Due Sicilie.
Percorrendo via Toledo, una delle vie più importanti della città, ricca di bei negozi, di bar e di palazzi storici, si giunge a piazza Carità, passando davanti alla Chiesa di S. Nicola alla Carità torna su.
Edificata con un lascito di seimila ducati ad opera di un mendicante, la costruzione della chiesa iniziò nel gennaio del 1647. L’episodio della peste segnò un arresto dei lavori, che si conclusero poi nel 1682 con l’apporto di Cosimo Fanzago.
La facciata, progettata dal Solimena, si articola in due ordini, di cui il primo, in piperno, reca sul portale un medaglione con busto marmoreo di S. Nicola.
L’interno a croce latina è a tre navate, con quella centrale molto ampia e decorata nella volta dal Solimena con Episodi della vita di S. Nicola di Bari. torna su

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