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| Azienda Autonoma di Soggiorno Cura e Turismo di Napoli |
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ITINERARIO H |
| < pagina precedente Stazione di Mergellina Villa Floridiana |
| La Stazione di
Mergellina Il prospetto, riccamente ornato, presenta tre ingressi, a pilastri e finestre con timpano triangolare e massicce colonne, sormontati da una grande lunetta decorata con fregi e conchiglie che si raccorda all'alto marcapiano da cui partono pilastri a doppie lesene composite. Una conchiglia con tralci vegetali orna la base della cornice sormontata da un ricco stemma fra ornamenti di fogliame a cornucopia. Lo stemma a destra reca la lupa capitolina, quello a sinistra il cavallo. Di notevole effetto è il corpo centrale, prominente con balcone balaustrato e finestre scandite da colonne composite binate. Il cornicione, molto aggettante, sostenuto da mensole e decorazioni con teste di Mercurio e di leone alternate, regge un bell'orologio colorato in ricca cornice a stucco, tenuto da un'aquila e fiancheggiato da due figure di Mercurio in riposo. La grande lunetta centrale ha una ricca ornamentazione nella chiave dell'arco, con figura alata. La bella pensilina, retta da mensole in ghisa, è realizzata in legno, metallo e vetro. Il vasto atrio, con due ampi saloni, presenta su alte basi di marmo, lesène a stucco con capitello composito. La grande volta curva è decorata da girali e vetrate. Nelle nicchie vuote vi erano delle statue. Dalla Stazione di Mergellina si può raggiungere il quartiere Vomero, per visitare la Villa Floridiana e il Museo della Ceramica, o percorrendo in macchina il corso Vittorio Emanuele, oppure prendere la Metropolitana fino a piazza Amedeo, da dove parte la Funicolare di Chiaia che conduce in via Cimarosa, dove si trova l'ingresso alla Villa. Sulla collina del Vomero, che è situata tra le colline di Posillipo e dei Camaldoli, anticamente vi era soltanto un casale, in mezzo alla campagna. L'espansione urbanistica in grande stile cominciò dal 1884 - anno in cui si approntò un piano di ampliamento della città (Risanamento) - e si è protratta sino ai nostri giorni, trasformando la verde collina del Vomero in un conglomerato convulso di abitazioni, quasi accavallate l'una sull'altra. Per poter meglio sfruttare le aree, si sono poi persino abbattute le prime abitazioni (villette in stile Liberty dell'inizio del secolo). Oggi è un quartiere residenziale e commerciale medio-alto borghese, anche se sono presenti abitazioni e strade popolari. E’ collegato alla parte bassa della città con tre funicolari: quella Centrale che porta a via Toledo, quella di Chiaia che scende a piazza Amedeo (entrambe in via Cimarosa) e quella di Montesanto all'estremità di via Scarlatti. Alcune belle piazze sono: piazza Vanvitelli, con la Stazione della metropolitana collinare, e, circondata da eleganti palazzi piazza Medaglie d'Oro, piazza degli Artisti, piazza Bernini e piazza Quattro Giornate, con lo Stadio del Vomero. Belle strade sono: via Scarlatti, via Cimarosa, via Luca Giordano, viale Michelangelo, via Girolamo Santacroce e le nuove via Cilea e Corso Europa (che si congiunge con via Manzoni). L'aspetto del Vomero (come quello delle altre colline napoletane, Posillipo, Camaldoli, Capodimonte) dimostra la violenza dell'aggressione effettuata al territorio soprattutto negli ultimi decenni. La Villa Fioridiana L'architetto Antonio Niccolini ebbe l'incarico di ristrutturare la vecchia costruzione e, fra il 1817 ed il 1819, realizzò la Villa in stile neoclassico e l'ampio Parco di stile romantico, che trovò nella scoscesa natura del terreno l'ambiente ideale per una realizzazione rispondente alle esigenze culturali del tempo. Viali e sentieri tortuosi furono sistemati a verde dal direttore dell'Orto Botanico Friedrich Denhart, che ornò il Parco con 150 specie di piante, privilegiando il leccio, il pino, il platano, la palma e il bosso, e aggiungendovi una ricca collezione di camelie (fiore molto di moda nell'Ottocento). Il prospetto, dal lato mare della Villa, domina il Parco digradante verso il golfo con ampie terrazze panoramiche. Un grazioso tempietto a pianta centrale, di stile ionico, spicca nel verde delle varie essenze. Oltre a numerose statue, il Parco comprendeva il "Teatrino della Verzura", caratterizzato da siepi sempre verdi. Un'ampia scala marmorea a tenaglia conduce all'ingresso della Villa, articolata su alta base, in tre ordini principali con balconi e mensole. Al primo ordine è l'atrio tripartito sovrastato da un ampio ed alto balcone centrale a lesène ioniche e, quindi, da un alto fregio, che divide il terzo ordine di altezza ridotta. I balconi laterali recano mensole ornate dalla voluta ionica. Una balaustra, con ampio fregio centrale, conclude la costruzione. Attualmente la Floridiana costituisce un superbo Parco ed ospita anche il Museo di arti decorative, uno dei più importanti per le collezioni della seconda metà dell'Ottocento, raccolte da Placido De Sangro (duca di Martina), donate alla città nel 1911 e passate, infine, allo Stato. Le famose porcellane qui presenti provengono dalla manifattura sassone di Meissen, da quella borbonica di Capodimonte e di Napoli e da quella dei marchese Ginori a Doccia. Si annoverano, inoltre, porcellane francesi a pasta tenera (Chantilly, Rouen, Sint Claud), di Sévres e Limoges. Preziose maioliche decorate "a lustro" provengono dalle manifatture di Manises. Notevoli le maioliche rinascimentali di Deruta, Gubbio, Faenza e quelle seicentesche di Castelli d'Abruzzo. Le collezioni del Duca di Martina comprendono anche vetri veneziani, porcellane cinesi e giapponesi, giade, smalti, eccetera. Tabacchiere, serrature, chiavi, avori, oggetti sacri e mobili pregiati completano l'esposizione. Lungo le pareti delle numerose sale sono opere di pittura di grande interesse di Marco Pino, D. A. Vaccaro, Del Po, De Mura, Solimena, Bardellino, Cestaro, N. M. Rossi, Falciatore, Bonito, Giaquinto, Conca, G. Diano. Abbiamo terminato quello che probabilmente è da considerare l'itinerario più bello, dal punto di vista degli spettacoli naturali. Il lungomare, il Corso Vittorio Emanuele, il Vomero sono tappe obbligate per i turisti, alla cui vista sono offerti scorci panoramici bellissimi, chiazze di verde all'improvviso dirompenti tra le mura di ville e palazzi signorili, giardini pensili abbarbicati su attici e terrazzi, balconate fiorite di bouganville e coperte di rampicanti e palme, e pini marittimi a contendersi lembi di terra. Abbiamo percorso zone della Napoli "bene", ma occorre precisare che a Napoli non esiste forse nessun quartiere che si possa definire completamente o "borghese" o "aristocratico" o solo "dei ricchi": basta girare, infatti, un angolo o passare da una strada principale ad una secondaria, per ritrovarsi di nuovo immersi in una realtà molto diversa: quella dei "bassi", delle abitazioni popolari, delle botteghe artigiane e dei venditori ambulanti. L'invito, ancora una volta, è quello di riuscire a cogliere “l’insieme” di questa città, il suo essere contraddittorio e molteplice che costituisce la sua identità. < pagina precedente |