Azienda Autonoma di Soggiorno Cura e Turismo di Napoli
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ITINERARIO I

Piazza Municipio, via De Pretis, Piazza Bovio, corso Umberto I, piazza Nicola Amore, Piazza Garibaldi.

Palazzo S. Giacomo

Teatro Mercadante
Palazzo della Borsa
Palazzo dell'Università Federico II
I Quattro Palazzi
Palazzetto Sip


Nella centralissima piazza Municipio, si trova, verso la parte alta, il Palazzo S. Giacomo. torna su
Sede attuale del Municipio di Napoli, fu costruito, durante il regno di Ferdinando IV, per dare una sede ai Ministeri e alle Segreterie di Stato.
Molte furono le espropriazioni e le demolizioni degli edifici preesistenti (fra cui il Monastero della Concezione a Toledo), effettuate nel 1819 per realizzare il palazzo secondo il progetto di Stefano e Luigi Gasse.
Uno degli ingressi laterali costituisce l'atrio della Chiesa di S. Giacomo degli Spagnoli, descritta nel percorso medievale e rinascimentale. Nell'interno del Palazzo si nota una grande testa marmorea di donna del periodo greco arcaico, rinvenuta nelle vicinanze della Chiesa di S. Giovanni a mare e soprannominata "a Capa 'e Napule" (o "Marianna 'a Capa 'e Napule").
La facciata è divisa in quattro ordini principali. L'ampio ingresso, lievemente aggettante, è a bugnato rettangolare come tutto il primo ordine, e vi poggia il capobalcone con lunga balaustra. Al secondo e terzo ordine sono balconi con timpani triangolari, mentre al quarto i balconi sono molto semplici, come la mensola che conclude il Palazzo.
Scendendo verso il mare, troviamo, sulla sinistra, il Teatro Mercadante, e, in fondo, la Stazione Marittima. Imbocchiamo quindi via De Pretis, che ci conduce in piazza Bovio o della Borsa in cui, sulla sinistra, si trova il Palazzo della Borsa.
Il Teatro Mercadante torna su fu costruito da Francesco Securo nel 1778, nei pressi di Castel Nuovo. Fu chiamato, in un primo momento, "Teatro del Fondo", perché con i soldi ricavati dalla confisca dei beni dell'abolito Ordine dei Gesuiti, si era istituito un "Fondo" che era servito anche per la sua edificazione.
Nel 1892, allorché fu restaurato dalla casa Sonzogno, fu intitolato al compositore Francesco Saverio Mercadante. Questo teatro ha avuto (ed ha ancora) alterne fortune. Incuneato tra due vicoli, risentì della vicinanza del S. Carlo (teatro di gran lunga più importante) e dovette accontentarsi di rappresentare soprattutto commedie giocose. Inoltre, la costruzione risultò scadente, il gusto eccessivamente sovrabbondante di ghirigori dorati, fronzoli, specchi e lumiere.
Nel 1821, su pressione delle Compagnie teatrali, le autorità decisero di migliorare l'architettura e le decorazioni del Teatro. Fu aumentata la capienza e sistemato il palcoscenico, furono rifatte le decorazioni in oro, tappezzati i palchi e dipinto un nuovo telone da Michele di Napoli, che rappresentò la festa degli antichi giochi lampadici (gara di corsa con le fiaccole).
Grande importanza ebbe l'inaugurazione della stagione teatrale del 1857 con la grande stella Adelina Ristori. Il restauro del 1892, in seguito al quale cambiò nome, divise la facciata in tre ordini, con quattro pilastri e colonnine con capitelli gotici. Balconi aperti sulle porte che davano nel vestibolo, otto cariatidi sotto il cornicione e un gruppo allegorico al centro, vennero ad arricchire la facciata; fu nuovamente affrescata la cupola e decorato l'arco scenico con un bassorilievo.
Ancora nel 1938, fu restaurato a spese del Comune, ed il soffitto (una notevole sagoma poligonale con lanterna) fu decorato con un'opera di Francesco Galante, che rappresentò Napoli marinara. Rinnovato nel 1958, divenne sede della Compagnia Stabile del Piccolo Teatro della Città di Napoli. La facciata è ordinata in tre piani (con frontone) recanti figure allegoriche. L'ingresso al primo ordine ha belle colonne laterali. Al secondo ordine le ampie balconate sono munite di balaustre, colonne composite e stucchi. L'aspetto architettonico d'insieme è rimarcato dalle coppie di cariatidi che intervallano le finestre e reggono il grande cornicione. Di recente è stato ulteriormente rinnovato.
Il Palazzo della Borsa, torna su costruito nel 1895 su progetto di Alfonso Guerra, è l'edificio che maggiormente si impone all'attenzione, fra quelli che prospettano su Piazza Bovio. Si innalza su un massiccio basamento ed è diviso in quattro ordini: al primo sono ampi Minestroni e l'ingresso, con grandi colonne ioniche e cancellata, a cui si accede da una scala fiancheggiata da sculture simmetriche su alto piedistallo (opere bronzeo firmate da L. De Luca e rappresentanti Il Genio che domina la forza).
Decorazioni a stucco intervallano gli archi delle finestre, mentre un grosso marcapiano sottolinea il secondo ordine a lesene ioniche e serliane. Un ultimo rnarcapiano decorato con lesene corinzie segna il terzo ordine.
Il corpo mediano ripete gli stessi motivi architettonici mentre una serie di cariatidi è all'ultimo ordine, al cui centro spicca la grande lunetta con lo stucco dell'Allegoria del Lavoro.
Due obelischi ornano le rampe laterali ed i motivi di navi che li decorano sono ripetuti nel primo ordine della facciata.
Al palazzo è incorporata la Cappella di S. Aspreno "ai mercanti" o "ai tintori", risalente all'VIII secolo ed edificata sui ruderi di una terma romana.
Il Palazzo è sede della Camera di Commercio.
Il corso Umberto è detto comunemente "Rettifilo". Subito dopo il primo incrocio - dove nello slargo possiamo vedere, a destra, la Statua di Ruggero Bonghi (1900), saggista e uomo politico napoletano del secolo scorso, e, alle spalle, la Chiesa di S. Pietro Martire - si leva a sinistra il Palazzo dell'Università Federico II. torna su
L'Università di Napoli, fondata da Federico II (di cui porta il nome) è fra le più antiche d'Italia.
Inizialmente gli insegnamenti si impartivano in varie sedi. Alla fine del 1200 era il convento di S. Andrea a Diaconia ad ospitare le lezioni; i corsi di medicina si tenevano nella Chiesa di S. Giorgio Maggiore. Con gli Angioini la sede dell'istituzione fu il convento di S. Domenico; nel 1475 erano sempre i conventi ad accogliere le varie facoltà (S. Domenico, S. Gregorio Armeno, S. Pietro a Maiella, S. Lorenzo Maggiore). Nel 1510 tutte le discipline furono riunite in S. Domenico Maggiore, e, nel 1615, trasferite nel Palazzo degli Studi, attuale sede del Museo Archeologico Nazionale. Dal 1701 al 1736 lo "Studio" ebbe sede di nuovo nel convento di S. Domenico, poi, di nuovo, nel Palazzo degli Studi, finché, con la soppressione dell'Ordine dei Gesuiti, si stabilì nel Collegio dei Gesuiti, alle spalle dell'attuale Palazzo (che vi fu aggiunto nel 1897).
Il maestoso edificio dell'Università, che prospetta sul corso Umberto, fu realizzato su disegno di Pier Paolo Quaglia e Guglielmo Melisurgo, tra il 1897 e il 1908: si leva su un alto basamento in tre ordini, di cui il secondo e il terzo in pietra bianca. Un'ampia scala marmorea è ornata da due sfingi alate, l'una di Alberto Ferrer e l'altra di Domenico Pellegrino. Il portale è scandito da colonne doriche su cui si aprono tre archi simmetrici, che si ripetono sul balcone con balaustra marmorea a colonne ioniche. La zona centrale, lievemente avanzata, presenta nel secondo ordine lesène composite che si fermano sotto la grande fascia della scritta AD SCIENTIARUM HAUSTUM ET SEMINARIUM DOCTRINARUM sovrastata da un alto frontone il cui rilievo bronzeo, di Francesco Jerace, rappresenta Federico II tra i dottori che espone le norme della fondazione. Il frontone si ripete, in dimensioni minori, sui fianchi, con le sculture di Achille D'Orsi, dedicate l'una a Gian Battista Vico e l'altra a Giordano Bruno.
L'Università è fornita di un'importante biblioteca. Il Museo di Mineralogia, il Museo di Zoologia ed altri importanti Istituti scientifici e facoltà sono ospitati nelle strutture dell'antico complesso conventuale dei Gesuiti, collocato alle spalle dell'attuale Università con vari ingressi dalle strade adiacenti: via Mezzocannone, via Paladino, ecc. Attualmente l'Ateneo di Napoli è insufficiente ad accogliere tutte le facoltà e tutti gli studenti che si iscrivono, per cui si è attuato un processo di accentramento, con la sistemazione di facoltà in altri luoghi della città e con la nascita di nuove Università in altri centri della Regione.
Proseguendo per il corso Umberto, incontriamo piazza Nicola Amore, comunemente detta dei Quattro Palazzi, e, proseguendo, sulla sinistra, la Chiesa di S. Agostino della Zecca, nel vico omonimo; più avanti, la Chiesa di S. Maria Egiziaca all'Olmo e, nell'interno, la Chiesa dell'Annunziata. Inoltre, quasi alla fine, c'è la Chiesa di S. Pietro ad Aram, anch'essa, come le altre, descritta nel percorso barocco. Arriviamo, quindi, in piazza Garibaldi, con al centro il monumento a Giuseppe Garibaldi e, sul fondo, la principale Stazione Ferroviaria di Napoli. Svoltando a destra per il corso Garibaldi, raggiungiamo infine, poco dopo, il bel Palazzetto della Sip, in stile Liberty.
I Quattro Palazzi torna su di Piazza Nicola Amore formano uno slargo che costituisce un importante snodo per il traffico urbano. Sistemati simmetricamente a crociera, delimitano uno spazio circolare intersecato dal corso Umberto e da via Duomo, da dove si può andare verso piazza Garibaldi e la Ferrovia, verso piazza Municipio, verso piazza Cavour e via Foria e verso la via Marittima.
Molto mossi nella loro architettura eclettica, costituiscono un insieme suggestivo e gradevole. Molto originali risultano le vetrate dei cortili interni.
Il Palazzetto SIP torna su è un'elegante struttura architettonica a pianta rettangolare. Progettato nel 1920 da Camillo Guerra è uno dei primissimi fabbricati in cemento armato realizzati a Napoli. Presenta un'articolazione in tre ordini su alto basamento rivestito in marmo. La facciata ha un arioso portale tripartito scandito da lesene, con architrave ornato da stemma e conchiglia.
Ai lati di una larga ed aerea fascia, è rappresentato il dio Mercurio in riposo, che fa da cariatide al grande balcone dalla linea mossa e leggermente bombata, che prosegue, come marcapiano, per la serie di balconi laterali più piccoli. Grandi stemmi con corona ed erme del messaggero degli dei, sono ripetuti ai quattro angoli del Palazzo. Al primo ordine sono alti finestroni con cancellate, al terzo finestre quadrate e lesène, che vanno al cornicione che conclude a guisa di timpano la facciata e si ripete lungo tutto il perimetro del Palazzo.
Quest'ultimo breve itinerario segue, in effetti, l'andamento dei lavori detti del "Risanamento", iniziati a Napoli nel 1884, dopo l'epidemia di colera.
L'intenzione era quella di rendere più umane e civili le condizioni di vita dei cittadini napoletani, anche se le cose come abbiamo visto nella parte storica andarono in maniera diversa, e, come spesso è accaduto in questa città, i vari interventi effettuati, anziché portare a miglioramenti, hanno finito con l'aggravare la situazione preesistente.
I bei palazzi innalzati lungo tutto il corso Umberto (molto caratteristici quelli circolari che formano piazza Nicola Amore) sono serviti a nascondere le brutture alle loro spalle, dove si sviluppa un dedalo di vicoli e viuzze con edifici fatiscenti e ad alta densità abitativa. Segnaliamo il quartiere degli orefici (cosiddetto per la presenza di numerose botteghe di orafi ed argentieri, lì sistemati già dall'epoca angioina), che sta tra piazza Bovio e piazza Nicola Amore, nella zona interna sulla destra, andando verso piazza Garibaldi. Sempre sulla destra, tra piazza Nicola Amore e piazza Garibaldi, si trovano i vicoli che portano a piazza Mercato, con i venditori di pesce e di frutta e verdura concentrati soprattutto nella via Lavinaio, che anticamente era una specie di alveo lungo il quale le acque piovane scorrevano per finire nel mare presso il Carmine. Dall'altro lato del Rettifilo (o corso Umberto I), troviamo una popolare zona compresa tra l'Annunziata (tristemente famosa perché in una ruota girevole vi venivano deposti i neonati indesiderati allevati poi nel brefotrofio o dati in adozione) e la Maddalena; nei pressi, il dedalo di viuzze della Duchesca forma quasi un rettangolo, diventato ormai una sorta di grande bazar dove si trova di tutto: elettrodomestici, apparecchi ottici, antiquariato, pellicce, scarpe, ecc. E pensare che anticamente, all'epoca di Alfonso d'Aragona, questa zona rientrava in un unico grande palazzo (progettato dall'architetto Giuliano da Maiano) circondato da giardini. Sullo sfondo si vedono i «grattacieli» del Centro Direzionale.